Sabato 16 maggio 2026
Pietro Bellotti. Aggiornamenti e nuovi indirizzi di ricerca
Giornata di studi organizzata da Fondazione Luciano Sorlini in collaborazione con Gallerie dell’Accademia di Venezia
a cura di Francesco Ceretti, Michele Nicolaci, Filippo Piazza
modera gli interventi Federico Giannini, giornalista e direttore di Finestre sull’Arte
Programma della giornata
Ore 9.30 registrazione e caffè di benvenuto
Ore 10.00 saluti istituzionali
Stefano Sorlini, Presidente della Fondazione Luciano Sorlini
Istituto di Istruzione Superiore Giacomo Perlasca, Idro, IV liceo Scientifico
La scoperta di Pietro Bellotti artista valsabbino attraverso il percorso per le Competenze Trasversali e l’Orientamento offerto da Fondazione Luciano Sorlini
Prima sessione
Ore 10.30 Michele Nicolaci, Filippo Piazza
Per un bilancio e alcune considerazioni sulla mostra “Stupore, realtà, enigma. Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia”
L’intervento a due voci – che ha lo scopo anche di introdurre la giornata di studi da parte del gruppo curatoriale, spiegandone le motivazioni e la struttura – intende delineare un bilancio della recente mostra dedicata a Pietro Bellotti organizzata dalle Gallerie dell’Accademia, chiusa lo scorso gennaio 2026. Verranno presentati i numeri e il riscontro di pubblico e critica, offrendo al contempo utili spunti di discussione relativi al “dietro le quinte” della mostra. Sarà inoltre l’occasione per condividere alcune riflessioni a margine (attribuzioni, cronologia, confronti) sia stimolate dal confronto – anche dialettico – con i molti studiosi intervenuti, sia maturate internamente al costante dialogo tra i curatori, che ha accompagnato i quattro mesi di esposizione. La rassegna verrà dunque ripercorsa interamente per mettere a fuoco i punti nodali del percorso artistico e professionale di Bellotti, così come presentato nelle sale espositive, senza escludere le criticità ancora aperte che, proprio nella sede del convegno, diventeranno il volano per ulteriori approfondimenti portati da vari studiosi.
Michele Nicolaci è studioso di arte del Seicento, con specifico riguardo alla pittura naturalista di ambito caravaggesco, su cui ha pubblicato diffusamente sia in saggi monografici apparsi su riviste specialistiche, sia in cataloghi di mostre. Ha curato e partecipato a convegni nazionali e internazionali. Dal 2018 è funzionario storico dell’arte del Ministero della Cultura in servizio alle Gallerie dell’Accademia di Venezia dove è curatore della pittura del Seicento e Settecento, responsabile dei servizi educativi e delle nuove acquisizioni. Tra le mostre da lui curate si ricordano le recenti Da Vivarini a Tiepolo. Nuove acquisizioni per le Gallerie dell’Accademia (2023) e Stupore, realtà, enigma. Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia (con Francesco Ceretti e Filippo Piazza; 2025).
Filippo Piazza è funzionario del Ministero della Cultura in servizio presso la Soprintendenza di Brescia e Bergamo. Studioso di storia dell’arte lombarda, ha all’attivo due monografie e numerosi contributi specialistici, per lo più dedicati ad artisti attivi tra Quattro e Settecento. Ha curato varie mostre di rilievo nazionale dedicate a Giacomo Ceruti, alla pittura del Rinascimento a Brescia e a Cremona. Nel 2025 ha curato, insieme a Francesco Ceretti e Michele Nicolaci, la mostra “Stupore, realtà, enigma. Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia” presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia.
Ore 11.00 Francesco Ceretti
Problemi di connoisseurship attorno a Pietro Bellotti
Il “caso Bellotti” rappresenta una delle più note croci e delizie della connoisseurship novecentesca. Per lungo tempo, il nome del maestro bresciano è stato sfruttato come un comodo ombrello sotto cui riparare pitocchi e filosofi di ogni provenienza, finendo per dilatare il suo catalogo oltre ogni ragionevole confine. Questo intervento intende avviare una necessaria operazione di bonifica, soffermandosi su alcuni casi studio esemplari che permettono di restituire la corretta paternità a diverse opere arenatesi sul nome di Pietro Bellotti. In questo senso, verranno discusse proposte attributive che spaziano dall’ambito nordico al contesto veneziano e lombardo, distinguendo la mano del pittore da quella di altri maestri con cui è stato regolarmente confuso. Lo scopo è ridare fiato a quel linguaggio «singolarissimo» che nella Venezia del suo tempo gli valse gli onori della critica e del collezionismo.
Francesco Ceretti è assegnista di ricerca in storia dell’arte moderna presso la sede cremonese dell’Università di Pavia. Le sue ricerche si concentrano prevalentemente sulla cultura figurativa in età moderna tra Lombardia e Veneto. Oltre alle monografie sul Genovesino e su Altobello Melone compilate nel 2020 e nel 2025, ha curato varie mostre dedicate a Giacomo Ceruti (2023) e a Boccaccio Boccaccino (2025). Nel 2025 ha diretto, insieme a Michele Nicolaci e a Filippo Piazza, la mostra Stupore, realtà, enigma. Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia.
Ore 12.00 Giulio Bono, Rosa Costantini, Michele Nicolaci, Cristiana Sburlino
Il restauro e le indagini scientifiche dell’Autoritratto in veste di Stupore e dei Popolani all’aperto di Pietro Bellotti, con una nota su La Vecchia popolana del Museo MarteS
L’intervento presenta, attraverso materiali inediti, i risultati dei due restauri condotti sulle opere delle Gallerie dell’Accademia di Venezia in occasione della mostra su Bellotti: quello sull’ Autoritratto, operato da Cristiana Sburlino, e quello sui Popolani, da Giulio Bono. Parallelamente darà conto dei risultati emersi dalla campagna di indagini diagnostiche condotte presso il Laboratorio scientifico del museo a cura di Stefano Volpin e Rosa Costantini, non solo sui dipinti citati ma anche sulla tela La Vecchia popolana del Museo Martes, proprio con lo scopo di poterli mettere a confronto per la prima volta. Chiuderà l’intervento una considerazione finale di Michele Nicolaci sull’utilizzo di queste evidenze materiali ai fini della comprensione della tecnica pittorica di Bellotti e quindi dell’attribuzione delle opere in esame.
Giulio Bono è restauratore conservatore d’arte con base operativa a Venezia. Dal 1991 opera autonomamente per numerose Istituzioni e Fondazioni italiane e straniere. Nel corso degli anni si è occupato di interventi conservativi su apparati decorativi murali, dipinti mobili su tavola e tela dei secoli XV° XVI° XVII° XVIII° tra i quali opere di Jacobello del Fiore, Alvise Vivarini, Gentile Bellini, Giovanni Bellini, Piero della Francesca, Giorgione da Castelfranco, Sebastiano del Piombo, Tiziano Vecellio, Moretto da Brescia, Gian Girolamo Savoldo, Jacopo Tintoretto, Paolo Veronese, Jacopo Palma il giovane, Luca Giordano, Giovanni Battista Piazzetta, Giovanni Battista Tiepolo, Jacopo Guarana, Giovanni Battista Crosato e altri; opere di alcuni pittori francesi quali Hyacinthe Rigaud e Pierre Subleyras e opere di artisti fiamminghi e olandesi quali Hugo Van der Goes, Jheronimus Bosch, Herry met de Bles, Cornelis Molenaer ecc. Negli ultimi anni ha concluso, gli interventi conservativi sull’Assunta dei Frari e sull’Annunciazione della Scuola Grande di San Rocco opere di Tiziano Vecellio, La Madonna Sorlini di Giovanni Bellini del museo MarteS, i Popolani all’aperto attribuito a Pietro Bellotti delle Gallerie dell’Accademia, la Natività di Gian Girolamo Savoldo della chiesa di san Giobbe.
Rosa Costantini è una chimica diagnosta. Nel 2021 ha conseguito un dottorato di ricerca presso la University of Glasgow con una tesi sul degrado chimico-fisico degli arazzi. Successivamente ha lavorato presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia ed il Consiglio Nazionale delle Ricerche, dove si è concentrata sullo studio dei materiali pittorici. Dal 2024 collabora con il Laboratorio Scientifico delle Gallerie dell’Accademia di Venezia partecipando alle campagne diagnostiche volte a caratterizzare tecniche esecutive e problemi conservativi delle opere del Museo.
Cristiana Sburlino, restauratrice di dipinti su supporto mobile, lavora dal 2004 nel settore del restauro con particolare interesse per la filosofia del minimo intervento e il trattamento dei supporti dei dipinti su tela. Dal 2019 è assunta nel MIC quale funzionario restauratore conservatore presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia, di cui è responsabile della conservazione dei dipinti su tela
13.00-15.00 pausa pranzo
dalle 13.45 alle 14.30 Possibilità di visitare la mostra “Il Vero-Simile. Bellotti e Ceruti: pittura di realtà a confronto”
Seconda sessione
Ore 15.00 Silvia Merigo
Il regesto di Pietro Bellotti: integrazioni documentarie e prospettive di ricerca
L’intervento propone un riesame sistematico del Regesto dei documenti relativi al pittore Pietro Bellotti, pubblicato nel catalogo della mostra veneziana Stupore, Realtà, Enigma. Pietro Bellotti e la pittura del Seicento a Venezia, integrandolo con ulteriori acquisizioni documentarie e fonti storiche. L’obiettivo della presentazione è quello di aggiornare e verificare il quadro finora delineato, attraverso un’analisi puntuale delle attestazioni documentali ad oggi note. L’indagine si concentrerà su alcuni nodi poco chiari della biografia dell’artista: dalla definizione della data di nascita fino agli ultimi anni di attività. In particolare, saranno proposti specifici affondi documentari sulle origini bresciane del pittore, sui legami professionali del periodo veneziano, sulle caratteristiche della fase mantovana in rapporto al contesto della corte gonzaghesca, e infine sulle vicende del periodo gardesano, che rappresenta una fase conclusiva ma significativa del percorso di Pietro Bellotti. Il contributo intende soffermarsi sulla ricostruzione delle vicende biografiche, familiari e personali dell’artista, al fine di contribuire a una migliore contestualizzazione della sua attività pittorica e fornire in prospettiva nuovi spunti di ricerca.
Silvia Merigo ha conseguito nel 2012 la Laurea Magistrale in Storia dell’Arte presso l’Università degli Studi di Verona, con la tesi “Qui si stupisce lo stupore stesso. Pietro Bellotti e la letteratura del Seicento a Venezia”. Nel 2017 il Diploma di Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, in Storia dell’Arte Barocca. Ha collaborato con enti del territorio bresciano (SABAP di Brescia), nel campo della catalogazione dei beni culturali, e con musei del territorio gardesano, nel campo della valorizzazione del patrimonio (dal 2018 al 2024 Direttrice del Museo della Carta di Toscolano Maderno). Dal 2024 è Funzionario Storico dell’arte per il Ministero della Cultura, in sede a Palazzo Ducale di Mantova.
Ore 15.30 Mauro Pavesi
Pittura della realtà in Lombardia e Veneto tra Sei e Settecento: qualche apertura tra Bellotti e Tiepolo
La recente esposizione veneziana su Pietro Bellotti è stata un’occasione per rimeditare sul tema della cosiddetta “pittura della realtà” in Italia settentrionale. Il tema, già molto frequentato nei decenni passati, può essere ulteriormente arricchito da nuove considerazioni storiografiche, critiche e da recenti ritrovamenti storici e archivistici. Il soggiorno di Bellotti nella Lombardia spagnola suggerisce di riflettere su alcuni temi legati alla fortuna della pittura definita riduttivamente come “di genere”, e può essere incrociato con i percorsi di Cipper, Sebastianone, e con la presenza collezionistica di opere di Ribera, Salvator Rosa, del cosiddetto “Maestro della Tela Jeans” e, arrivando ormai agli albori del XVIII secolo, di Magnasco; vanno ad esempio visti in quest’ottica anche gli esordi “naturalistici” di un artista come Andrea Pozzo. La difficoltà di scindere in modo netto le categorie di “pittura della realtà”, e invenzioni di fantasia, che si rifletta, appunto, nei percorsi di Rosa, del primo Pozzo e di Magnasco, suggerisce, spostandosi nel Veneto, di riconsiderare anche alcuni aspetti “realistici” della fase giovanile di Tiepolo, e delle sue possibili tangenze con una delle massime personalità legate a questi tempi, quella di Giacomo Ceruti.
Mauro Pavesi consegue il dottorato di ricerca nel 2008 presso l’Università Cattolica discutendo una tesi sul catalogo di G.P. Lomazzo; successivamente ha trascorso un triennio a Firenze presso l’Istituto nazionale degli Studi sul Rinascimento a Palazzo Strozzi. Attualmente è ricercatore incardinato presso l’Università Cattolica, dove è titolare, dal 2011, della Cattedra di Storia dell’Arte moderna. Ha al suo attivo una monografia sul pittore milanese Giovanni Ambrogio Figino, oltre ad altri testi su Leonardo, Lomazzo, Giulio Romano, Peterzano, e divere collaborazioni a cataloghi di musei e mostre: è reduce, nell’ultimo trimestre del 2025, da un soggiorno di studio presso il Museo del Prado di Madrid.
Ore 16.00 Stefano Lusardi
Un inedito inventario della Collezione Donà, fonte per il collezionismo veneziano ai tempi di Pietro Bellotti
Tra i molti meriti, la mostra curata da Francesco Ceretti, Michele Nicolaci e Filippo Piazza ha ribadito il ruolo determinante che il collezionismo privato ha avuto per la formazione del linguaggio figurativo dell’artista. Il ritrovamento di un inedito inventario dei beni mobili presenti nel veneziano Palazzo Dona’ in Santa Fosca, redatto tra il 1665 e il 1672, consente di valutare la presenza di opere di “pittura contemporanea” negli anni veneziani di Pietro Bellotti. Nonostante l’assenza di opere associabili al pittore, in Ca’ Dona’ vedeva la presenza di opere moderne e spesso di pittori viventi quali: Padovanino, Nicolas Regnier, Michele Desubleo, Pietro Vecchia, Pietro Liberi, Pietro Ricchi, Daniel van den Dyck, Sebastiano Mazzoni, Ermanno Stroiffi, Giuseppe Diamantini, Girolamo Pellegrini, Giovanni Battista Langetti, Francesco Rosa.
Stefano Lusardi orienta i propri interessi di studio tra la storia del collezionismo tra Ottocento e Novecento e la pittura antica tra Seicento e Settecento. Dall’anno 2000 ricopre l’incarico di Conservatore delle raccolte artistiche della Fondazione Ugo Da Como. Tra il 2004 e il 2008 collabora con Luciano Sorlini (1925-2015). Assume dal 2017 l’incarico di conservatore del Museo MarteS definendone il percorso espositivo in Palazzo Sorlini. Con particolare riferimento alle tematiche dell’odierna giornata di studio ricordiamo che cura: nel 2015 al Museo Lechi di Montichiari “Giacomo Ceruti il Pitocchetto. Storie di Ritratti”; nel 2023 “PERDIANA! Giacomo Ceruti, capolavori tra Lombardia e Veneto” e, con Serena Goldoni e Alessia Mazzacani, l’attuale “Il Vero-Simile. Bellotti e Ceruti: pittura di realtà a confronto”.
Ore 16.30 Tania De Nile
Bellotti e il richiamo dell’occulto: geografie della magia nel XVII secolo
All’interno della mostra alle Gallerie dell’Accademia, la sezione “Il richiamo dell’occulto” riuniva attorno a due stregonerie storico-mitologiche di Bellotti – l’Indovina Martina e la Medea – un nucleo di opere di soggetto affine, allo scopo di sondare la fortuna delle tematiche magiche nella Venezia del Seicento. L’intervento esplora analogie, divergenze e specificità della produzione lagunare, posta in dialogo con alcuni esempi coevi realizzati a Napoli, Roma, Firenze e Bologna. L’obiettivo è mostrare come l’occulto non costituisca un ambito unitario né esclusivamente “dissidente”, ma un tema assai diversificato tanto nelle intenzioni quanto negli esiti: genere del mercato dell’arte influenzato da modelli nordici; spazio di sperimentazione colta e libertina; veicolo di tensioni anticlericali avverse alle censure dell’Inquisizione; riflesso, infine, di credenze e pratiche superstiziose radicate tanto tra il popolo quanto tra i ceti alti. In questo quadro, le maghe e le indovine di Bellotti emergono come un caso esemplare per comprendere come contesto, committenza e cultura visiva concorrano a ridefinire il ruolo della magia nel Seicento.
Tania De Nile insegna “Dutch and Flemish Art” all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” ed è la Responsabile del Museo Pietro Canonica a Villa Borghese. Ha conseguito il dottorato in Storia dell’Arte presso la Sapienza Università di Roma, in cotutela con l’Università di Leiden, e ha svolto attività di perfezionamento e ricerca presso l’École Pratique des Hautes Études (EPHE) di Parigi, l’RKD dell’Aia e il NIKI di Firenze. È stata in seguito ricercatrice post-doc e ha insegnato presso l’Università della Calabria (2014-2017) e l’Università Roma Tre (2020-2021). Tra i numerosi contributi dedicati ai rapporti tra Paesi Bassi e Italia, e in particolare ai soggetti diabolico-stregoneschi, alla comunità dei Benvueghels a Roma e agli artisti nordici nel Meridione, si segnalano i volumi Fantasmagorie. Streghe, demoni e tentazioni nell’arte fiamminga e olandese del Seicento (Officina Libraria 2023, finanziato dalla Phoebus Foundation di Anversa) e Fiamminghi al Sud. Oltre Napoli (Edizioni Quasar 2023).
Ore 17.00 Tavola rotonda e conclusioni